Biblioprecaria…perché?

caso

Nella vita reale Biblioprecaria è meglio nota come Caterina Bonetti, ribattezzata da un’amica – a causa della sua iperattività cronica e non per improbabili deliri di mistica onnipotenza – “Caterina una e trina”.

Annata 1984,  un dottorato in italianistica e quasi dieci anni di esperienza come redattrice. Si occupa di organizzazione eventi e copywriting.

Scrive per Gli Stati Generali e nel corso degli anni ha collaborato con la Gazzetta di Parma, SoftrevolutionBetty&Books, Una bella storia, SaltinAria, Pac (Pane, acqua, culture) ed è stata local blogger per il portale Virgilio. Ufficio stampa della Federazione Arrampicata sportiva, ha seguito, sempre come ufficio stampa, diversi eventi e festival culturali.

Ama fotografare e ogni tanto scatta anche qualcosa di buono.

Con due amiche, nell’autunno del 2018, ha fondato il bookclub Scintille, con il quale hanno organizzato anche il mini festival “Scintille di editoria”.

Nel maggio del 2019 ha ricevuto un riconoscimento per il premio giornalistico “Con gli occhi di una donna”.

Quasipolitica, corre molto, mangia male, ha un debole per il profumo della carta da “sussidiario”.

Biblioprecaria nasce quindi come spazio di salvaguardia della lettura. Una lettura di puro piacere, senza alcuno scopo di elevazione culturale, se mai con il desiderio di “provare a stare meglio” e a “far stare meglio” grazie ai libri.

Perché rispecchiarci nelle vite degli altri, viaggiare, incontrare nuovi mondi, scoprirne di tanto simili ai nostri, sulla carta come nella realtà, aiuta a vivere.

Biblioprecaria è anche un piccolo servizio di biblioconsulenza. Per trovare il libro giusto per il giusto momento della propria vita, per mandare un messaggio a qualcuno, per regalare un racconto che sappia raccontare qualcosa alla persona che lo riceve, per incontrare un testo che aiuti a capire meglio sé stessi.

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in sé stesso.
(Marcel Proust)

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