LA NARRAZIONE DEL “PRIVILEGIO” E LA SCOMPARSA DEI DIRITTI

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C’erano una volta i diritti, acquisiti – e non regalati – con anni di lavoro e di lotte da parte di chi, presa coscienza delle disparità sociali, aveva deciso che occorreva cambiare. I diritti dei lavoratori, i diritti delle donne, i diritti civili e dei bambini, il diritto all’istruzione. Per chi è nato a partire dalla metà degli anni Settanta questi diritti hanno rappresentato un dato di fatto, qualcosa di acquisito e scontato. Poi il mondo è cambiato e, forse più che la caduta del muro di Berlino, la differenza l’ha fatta la diffusione capillare di una cultura della crescita e della performance costante che, dai piani industriali alle pubblicità delle creme modellanti, raccontava il sogno di un progresso senza limiti. Un limite però c’era ed erano proprio quei diritti che – poco alla volta – sono stati messi in discussione perché percepiti come un possibile ostacolo al buon funzionamento del sistema a crescita costante. Un problema relativo in un contesto di benessere, dove ciascuno poteva (o piuttosto pensava di potere) permettersi di compensare il venir meno delle tutele sociali. In fondo la narrazione mediatica ci rappresentava via via sempre di più come popolo sovrano e chi regna, nel suo privilegio, non si occupa di diritti. Continua a leggere…

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