Intervista a Petunia Ollister per Scintillebookclub

 

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Dopo Colazioni d’autore (Slow Food 2017) torni in libreria con un volume interamente dedicato ai cocktail: Cocktail d’autore. Da cosa nasce l’idea di questo libro?

Una delle prime presentazioni di Colazioni d’autore. Milano, Triennale: molto vicino alla sede di una delle case editrici con cui collaboro dalla notte dei tempi. L’accoglienza calorosa di un gruppo di colleghi è sfociata in un’esortazione a pensare che l’essere umano non si consola dalle pene della vita solo mangiando, ma anche, e soprattutto, bevendo. Quando ho lanciato questa suggestione al mio editore l’entusiasmo è stato immediato e si è tradotto nella richiesta di un progetto editoriale vero e proprio, su cui poi abbiamo lavorato insieme con grande entusiasmo.

Grafica, lettering e fotografia si mescolano alla passione per il bere bene e la storia dei cocktail. Quella per la tavola è una passione che coltivi da anni, ma i tuoi contenuti, più che a una semplice passione, molto devono ad anni di studio e lavoro. Ce ne vuoi parlare un po’?

Mi sono occupata per anni di conservazione e valorizzazione dei beni culturali. Ho iniziato nel secolo scorso collaborando al riordino e alla catalogazione dei fondi fotografici dell’archivio storico del Corriere della Sera, dedicandomi poi ad anni di studio sulla fotografia industriale tra gli anni Dieci e gli anni Cinquanta del Novecento. Sono poi approdata ai fondi librari collaborando con Fondazione Mondadori, ma soprattutto ho lavorato sulle biblioteche storiche di RCS Libri. Nel mio piccolo ho avuto la possibilità di studiare marchi editoriali come Sansoni, Sonzogno, Rizzoli, Bompiani, Fabbri e di prendermi cura di un patrimonio editoriale che copriva un arco di due secoli.

Su Instagram hai un profilo molto seguito e apprezzato. Come vivi o interpreti il tuo ruolo di influencer?

Mi prendo molto poco sul serio. Faccio qualcosa che mi piace molto e proprio perché mi piace lo vivo con leggerezza e paradossalmente, grazie a questa leggerezza, creo le immagini rigorose che poi condivido sui social con grande serietà.
Del resto Munari sosteneva che la copertina di un libro fosse un piccolo manifesto del contenuto del libro stesso. L’idea è stata solo di dare a quel piccolo manifesto una cornice che rafforzasse e raddoppiasse il racconto visivo. Non mi sento un’influencer ma solo una persona che ha stimolato un po’ d’interesse sui libri e sulla lettura usando un mezzo e il linguaggio proprio di quel mezzo.

Chiudiamo con i libri, con i quali forse avremmo dovuto aprire dato che tutto parte di lì. Che rapporto hai con la letteratura e l’oggetto libro e come lo filtri attraverso i social media?

Sostengo da anni che il libro, anche quello con il contenuto più alto, sia un oggetto quotidiano, che ci portiamo in giro e che vive insieme a noi nel periodo in cui l’abbiamo tra le mani per leggerlo. E come tale mi piace calarlo in contesti quotidiani e raccontarlo così.
Leggere non è uno status ma un atto piuttosto impegnativo in termini di tempo. Leggere è un gesto di piacere, anche quando l’oggetto della narrazione implica un dolore o l’elaborazione di temi complessi.
Il mio modo di raccontare i libri è far entrare la community nella mia libreria, raccontare il piacere che provo con le immagini. Credo capiti un po’ a tutti, quando si va a casa delle persone, di spiare i titoli che sono poggiati sugli scaffali della libreria. Io, cinque anni fa, ho dato libero accesso a una parte della mia libreria virtuale.

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