DIRITTO ALLA VITA, DIRITTO ALLA MORTE: IL CASO MEDIATICO DI MARIEKE VERVOORT

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Il dramma. Così la Gazzetta dello sport chiosa la notizia della morte di Marieke Vervoort, atleta paralimpica che, all’età di 40 anni ha deciso di porre fine alla sua vita ricorrendo all’eutanasia. La Vervoot, due volte campionessa del mondo di paratriathlon, era affetta, dall’età di 14 anni, da una grave patologia degenerativa muscolare e aveva preso la decisione di ricorrere all’eutanasia – legale in Belgio – già nel 2008. Nelle numerose interviste rilasciate alla stampa la campionessa aveva motivato la sua scelta con la volontà di non dover affrontare, quando il dolore fosse diventato insopportabile, un percorso nel quale, per lei, la qualità della vita non sarebbe più stata accettabile e la dignità personale rispettata. Una scelta meditata che non le ha impedito di partecipare – e ottenere grandi risultati – alle Paralimpiadi di Londra e di Rio. La consapevolezza di avere un “piano” per affrontare lo stadio finale del suo male anzi, sembra averla stimolata, sempre stando alle sue dichiarazioni. Continua a leggere…

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