I SENTIMENTI SERVONO ALLA POLITICA PER RITROVARE SÉ STESSA

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Ogni mattina un politico si alza e sa che dovrà essere molto più bravo degli altri ad intercettare e indirizzare le emozioni che serpeggiano nel Paese. Da tempo infatti il dibattito pubblico italiano – sia nelle sedi istituzionali che a mezzo stampa – è governato dalla logica delle emozioni: ciò che commuove, che fa arrabbiare, che provoca risentimento, paura, pietà muove il timone dell’opinione pubblica. La soglia media di attenzione, secondo alcuni studi, è scesa negli ultimi anni da 12 a 8 secondi e questo rende molto difficile sviluppare un ragionamento politico di tipo tradizionale, ovvero basato sul processo di analisi, sintesi e proposta. Tempi troppo stretto rendono necessario il ricorso ad altri strumenti di risveglio dell’attenzione, che facciano leva su qualcosa di più immediato rispetto al ragionamento deduttivo o induttivo. L’urgenza di espressione e testimonianza, l’esigenza di continui stimoli, impediscono di fatto quell’approfondimento tematico fondamentale per trovare risposte ai quesiti complessi imposti da una società in continua evoluzione e porta, di necessità, al ricorso ad altre strategie di coinvolgimento: quelle legate alle emozioni. Tutti i giorni orientiamo le nostre scelte sulla base di un sentire momentaneo al quale fanno appello indistintamente organi d’informazione, industria pubblicitaria e classe politica: non riflettiamo, reagiamo. Continua a leggere…

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