Passatopresente

Piazza Galvani.jpg

Le case di riposo sono tutte uguali. Nessuno sforzo vale a dar loro vita, personalità, storia: restano un luogo di passaggio. Verso cosa non è dato saperlo.

La porta si apre con uno scatto quando Anna suona il campanello. Una piccola suora, vestita di blu, la saluta, con un sorriso familiare, attraverso il vetro della guardiola e agita la mano libera dal telefono verso il piccolo Edo, che ricambia.  Una serie di stanze si affacciano sul corridoio centrale, ciascuna ha un numero sulla porta, una piccola targa con uno o due nomi scritti a mano e un disegno stilizzato.

Aiuta gli ospiti a orientarsi, dicono.

I colori chiari, il ronzio costante della tv sintonizzata sullo zapping, l’odore di disinfettante, di talco, di zuppa, la luce al neon, color crema, che da più calore. Anna entra nella sala ricreazione, Edo resta in disparte, sulla soglia, e osserva – come sempre – Ada, seduta nella poltrona vicino alla finestra, che pettina una bambola, mentre le canta una canzoncina che lui conosce bene. La cantano sempre all’asilo.

Fammi crescere i denti davanti, te ne prego bambino Gesù…

Anna posa un sacchetto di biscotti sul tavolino, si china, saluta Magda che non ricambia, anzi non sembra proprio farle caso. Osserva lo schermo dal quale una conduttrice e il suo sorriso rassicurante stanno parlando dei danni causati dai vaccini.

Domenica mi sposo sai?” dice ad un tratto, senza guardarla.

E con chi?” le risponde Anna.

Come con chi? Con Mario”.

Mario, morto in guerra, che son 67 anni fra un mese. Partito per la Russia, non è più tornato e sono rimaste le sue lettere e qualche fotografia, apparentemente dimenticata con ordine in una scatola sul fondo dell’armadio. Poi c’è stato il nonno e le loro nozze d’oro.

Devi aiutarmi a scegliere il vestito… Lo voglio bello, di pizzo bianco”

Chi ti farà da testimone?”

Lia! Ci tiene tanto”

E io?”

Tu mi prepari i fiori sciocchina!” ride “A chi potrei chiedere altrimenti? Tu e tua mamma, le fioriste migliori della città”

Ada ha smesso di cantare, la bambola siede sul davanzale, e osserva Edo, che l’osserva di rimando.

Vieni dai, vieni a salutare la nonna”.

Anna lo chiama e lui si avvicina, controvoglia, gli occhi piantati sulla punta delle scarpe.

Ma che bel bambino! Da dove sbuchi? Come ti chiami? Dio ti benedica!” gli accarezza i capelli con la mano, due fedi all’anulare. Edo si ritrae appena, la fissa muto.

È ben bello vero? Un giorno, sì un giorno spero di averne uno anch’io sai?” dice rivolgendo per la prima volta lo sguardo ad Anna, un sorriso lieve e un po’ colore sul viso, per poi perdersi nuovamente fra i capelli ricci di Edo.

Un bel bambino con gli occhi scuri come il mio Mario, sì. Un bel bambino proprio come te”.


Caterina Bonetti (Biblioprecaria) Annata 1984, settecentista, femminista, quasipolitica. Nella vita reale lavoro nel mondo dello sport e nel tempo libero mi occupo di meditazioni da bar. Scrivo per Gli stati generali. Dormo pochissimo.

(S) Punti di lettura:

  • P. Nori, Bassotuba non c’è
  • J. Egan, Il tempo è un bastardo
  • R. Yates, Bugiardi e innamorati

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