Quando correvamo nelle sere d’autunno

Piazza Galvani

Cosa mi tocca sentire ancora: che non sei felice di questa città e della gente che ci abita.
Siamo insieme da così tanto tempo che te l’avrò sentito dire molte volte e mi ferisce sempre un po’, come se non ci fossi anch’io qui e non ci fossero tutte le cose che ho amato e che amo, come te.
– Penso che domenica non riuscirò a venire, sai forse vado al mare con le mie amiche, te lo posso confermare domenica mattina? Un po’ mi dispiace, e chino gli occhi per terra a guardarmi i piedi che avanzano: stiamo camminando da così tanto in questa città, con questo caldo opprimente che sembra di essere in campagna d’estate quando c’erano ancora i Preti a volare lenti sui fiori, non così tanto tempo fa. Mi dispiace che sei così egoista e pensi così tanto a te stessa, però non te ne faccio una colpa, probabilmente ho fatto così anch’io spesso, in altre relazioni come la nostra.
– Ma no, cara, secondo te? Tanto questa domenica non avevo mica niente da fare, sai? Ti volti con il tuo bel viso e gli occhioni a guardarmi: eh quante volte questo gesto di attenzione istantanea, per ricordarmi che ci tieni a me e che mi ami immensamente.
– Siamo sicuri? Guarda che posso disdire se vuoi? Tesoro, non ti farei mai un torto simile, per chi mi prendi? Ti sorrido stringendoti una spalla.
-Ma cosa devi disdire, va là? Vai e divertiti: poi mi farai vedere le foto e i video. Tu mi tocchi la mano e ridi di cuore: un poco di sollievo e un poco di gioia per il mio interesse. Dio solo lo sa quanto ti piace raccontarmi delle tue amiche e dei tuoi giri. Ti arriva una telefonata e per rispondere, e sicuramente gesticolare, sfili il braccio da sopra il mio. Tu non ci pensi, ma io mi sento senza riferimenti quando mi lasci andare; la città è caldissima e la tua pelle liscia che non suda mai è un refrigerio. Non capisco neanche più da quanto stiamo camminano né da dove siamo partiti. Passeggiare con te è sempre come quando correvamo nei boschi le sere del primo autunno: ancora caldo e umido, ma con il fresco che saliva da terra a darci sempre forza.
– … No, cooosa?! Sul serio? No, va beh! Ma allora doveva dirle quanto sia creti
Mi distraggo un secondo solo e tu sei già dieci metri più avanti a guardare una vetrina mentre tutta infervorata parli con chissà chi, di chissà cosa. I capelli castani forti nel vento bollente, le gambe snelle di una che va in palestra e la risata brillante: non ti avrei mai nemmeno sognata così bella. Sei tutta la mia fierezza. Ti volti entusiasta indicando la vetrina e saltellando.
– Vieni a vedere! Guarda che bello! Già so… Con calma arrivo e mi viene da sorridere un po’ amaramente col sudore che mi cola su tutta la faccia che me lo devo leccare via dalle labbra salate e secche. Lo so cosa sta per succedere e lo sai anche tu, delinquente che non sei altro.
E ti pareva se non erano dei vestiti, la tua massima fonte di piacere. E’ una bella gonna coi fiori, non è neanche troppo corta. Sentiamo come me la spieghi a questo giro.
– Hai visto che bella?! Questa mi starebbe proprio bene appena mi sarò abbronzata. Cioè abbronzata di più, sono già abbronzata, vero?! Tu continui imperterrita la tua pubblicità e io mi distraggo pensando alle cose che non si vedono durante gli spot, ma che sono appena dietro: quanto costerà quella gonna? Riuscirò a farti da mangiare le tue cose preferite se ti compro quella gonna? Spero non te ne stuferai tanto presto…
– Sei bellissima già così. Allora… sentiamo un po’: cosa mi costa renderti ancora più bella? Le dico con un sorriso compiaciuto, come solo chi è nella mia posizione può capire. E tu sgrani tanto d’occhi e inizi il tuo teatrino consolidato fatto di “ma noo!” e di “ma figuratiii!” e tanto già lo sai che quella gonna tornerà a casa con te. Con la borsa che ti saltella in mano mi riprendi sotto braccio e a quanto pare un bacio me lo merito. E’ il solito bacino della vittoria facile, quello che si concede quando si sa che il bottino è già nel sacco. Non te ne accorgi e cammini più veloce al ritorno: lo capisco. Ormai servo un poco meno, la pazienza di uscire con me cala quando si ha una gonna da far vedere a qualche amica. Ti guardo di lato: un occhio al marciapiede di asfalto bollente per sicurezza, uno al tuo seno vibrante. Mi piacerebbe accarezzarlo un attimo, così sodo e piacevole, ma mi sembra già di vedere il tuo sconcerto per un gesto del genere. Sei così giovane e bella e insensibile. Arriviamo al portone e ti chiedo se vuoi un gelato. Capisco che l’età del gelato è finita da un pezzo e accetto il tuo abbraccio di saluto e il tuo grazie cristallino.
– Ti so dire, eh per domenica?! Ciao, nonna! Grazie! Mi chiudo il portone alle spalle, sospirando nell’androne fresco.
E’ stato un viaggio faticoso per i miei ottant’anni.


Mi chiamo Cosimo Vitali, nato nel 1985 a Parma. La mia linfa vitale è la curiosità e lo studio di quello che mi appassiona. Scrivere, come fotografare, è un’esperienza creativa di puro piacere che, se trovassi la costanza, farei diventare un lavoro.

(S) Punti di lettura:
D. Foster Wallace, Brevi interviste con uomini schifosi
P. Rothfuss, Il nome del vento, Patrick Rothfuss
P. Roth, Lamento di Portnoy

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