Festival del teatro nascosto: un’intervista ad Annet Henneman

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È il 1997 quando Annet Henneman, un ampio curriculum di studi teatrali e umanistici, un profilo artistico e professionale già consolidato sulle scene, decide di cambiare il suo modo di fare teatro.

“Al tempo lavoravamo in un teatro realizzato in un seminterrato al di sotto di una casa di riposo a Volterra. Avevamo già realizzato un importante lavoro nelle carceri e portato avanti una riflessione sul rapporto fra teatro e società. Poi è successo qualcosa, due eventi che hanno segnato un passaggio nella mia vita personale e professionale” racconta Henneman “Una persona cara, ricoverata nella struttura appena sopra di noi, stava morendo e, allo stesso tempo, avvenivano i primi sbarchi di rifugiati sulle coste della Calabria. Noi stavamo lavorando all’allestimento di uno spettacolo per il festival VolterraTeatro e io, ad un tratto, mi sono fermata e mi sono chiesta: Che senso ha questo lavoro? Cosa faccio qua? Mi sono resa conto che la gente viveva in condizioni difficili, di sofferenza. Forse la vicinanza, materiale, della sofferenza mi ha aiutata in questa presa di coscienza. Ho pensato che non volevo più lavorare in modo “isolato”, ma immergermi nel mondo, anche nelle sue contraddizioni, nelle sue violenze. Da lì tutto è cambiato”. Continua a leggere…

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