Un marito

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Lo sapevano bene, le signore del palazzo, come se a comportarsi così fosse stato uno dei loro figli: Ferdinando, che era il primo che cercava sempre di sviare, di fare quello che sapeva andare avanti, che trovava nel lavoro quotidiano e nelle abitudini la catarsi impossibile, lasciando alla sera, alla solitudine di pensieri e di fantasmi, la possibilità di spiegare qualcosa di così irrazionale da meritare il silenzio dei luoghi incontaminati, con quello stesso silenzio che aveva travalicato le ore della sera fino a raggiungere la casa della merce in cui viveva durante il giorno, aveva raccontato ai nuovi avventori ciò che alle sue amate pettegole non avrebbe mai avuto il coraggio di confessare, l’ultimo approdo della propria solitudine, l’abbandono di sé.

M. Vaccari, Un marito, Rizzoli, 2018

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