L’ultimo scalo del Tramp Steamer

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Facemmo l’amore più volte, con la lenta e minuziosa intensità di quelli che non sanno cosa potrà accadere domani. L’ossessione di Warda a voler riempire di senso il presente poggiava sulla lucida consapevolezza delle scarse possibilità e degli ostacoli insormontabili che la nostra relazione aveva davanti. Nemmeno io, come le avevo detto al bar, vedevo alcuno sbocco. Questo ci spinse a rifugiarci nella voluttà dei nostri corpi, in un reciproco darsi che confinava con la disperazione. Nuda, Warda possedeva una sorta di aura, che emanava dalla perfezione del suo corpo, dalla struttura della sua pelle elastica e lievemente umida e da quel viso che contemplato da sopra, a letto, rivelava ancora di più il suo carattere di apparizione delfica. Non è facile da spiegare, descrivere. A volte penso di non aver mai vissuto tutto questo. L’unica cosa che molte volte mi ha trattenuto dalla volontà di morire è stato pensare che anche quell’immagine sarebbe morta con me.

A. Mutis, L’ultimo scalo del Tramp Steamer, Adelphi, 2001.

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